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    September 04

    DONNA OLIMPIA

    "Chi dice donna dice danno"....Questo proverbio nasce grazie alle pazzie di una donna molto conosciuta a Roma: Donna Olimpia. Ma la storia di Donna Olimpia non inizia nella capitale bensì proprio nel viterbese.
    Olimpia Maidalchini nasce a viterbo nel 1592: a quel tempo viterbo era, dopo Roma, la seconda delle 13 provincie dello stato pontificio, ma era una città sonnolenta, stipata di conventi e confraternie. Olmpia e le sue sorelle erano destinate al convento al fine di concentrare tutto il patrimonio nelle mani dell'unico figlio maschio. Olimpia però con la siua astuzia seppe sottrasi a questo tragico destino. Infatti riusci a quei tempi  a far arrivare al vescovo una lettera di denuncia contro il dotto agostiniano che era pagato dal padre per convincerla a diventare badessa. La denuncia era di molestia sessuale, un reato così grave che intervenì l'inquisizione: Olimpia aveva vinto.
    Essendo la ragazza di ragguardevole bellezza, non fu difficile per lei trovare marito. Il prescelto fu Paolo Nini un uomo ricco e stimato. Tre anni dopo il suo matrimonio, 1611, morì il marito e poco tempo dopo anche il loro unico figlio nato poco tempo prima la sua morte.
    Olimpia era vedova a 20 anni, ma si rotrovò unica erede di una grande fortuna: decise di amministrare i propri beni per vederli fruttare. Dopo poco tempo ricevette la proposta di matrimonio del marchese romano Pamphilio Pamphili,nonostante lui avesse 50 anni. Olimpia si trasferì a Roma in un palazzo che si affacciava davanti piazza Navona. Da questo matrimonio nasquero tre figli. Olimpia spese un pò dei suoi soldi per abellire il palazzo, ispirandosi alle dimore che visitava durante le feste: in realtà partecipava solo a quelle in cui poteva incontrare gente importante, trovava le altre futili e noiose. Nel 1639 Olimpia rimase vedova (da allora vesti sempre di nero) e così diventò la consigliera del cognato Gianbattista, che nel frattempo era stato inviato come Nunzio Apostolico dal papa a Parigi e a Madrid.
    Morto il papa Urbano VIII Gianbattista divenne papa con il nome di Innocenzo X, non senza molte congiure: Olimpia aveva di nuovo vinto.
    Olimpia per conto del papa riceveva molti regali da parte di tanti ambasciatori. Ma la sua fama di donna avida accrebbe quando nel 1647 il papa si ammalò: si narrà che in queste giornate Olimpia di notte faceva la spola tra il quirinale (dove risiedeva il papa) e casa sua, in cui portava ori e ricchezze rubate proprio da la.
    Roma a quei tempi viveva un periodo di crisi, anche per la peste. Olimpia invece viveva nella ricchezza, circondata da uno stuolo enorme di servitù. I romani la odiavano, si divertivano con pasquinate come "chi dice olimpia maidalchina, dice danno, malanno, rovina". Veniva chiamata con disprezzo la "Papessa" o la "Pimpaccia". Per allontanare la folla dal portone del suo palazzo per uscire, doveva lanciare monete dalle finestre.
    Non fu indifferente alla distruzione di Castro.
    Nel 1650, in vista del Giubileo, riusci a organizzare un'accoglienza molto efficiente: fu un'ottima organizzatrice.
    Nel 1645 papa Innocenzo x aveva fatto in dono ad Olimpia l'abbazia di san martino al cimino e le terre del principato: Olimpia era diventata una principessa. L'abbazia era nata alla fine del IX secolo (primo esempio di arte gitoca in italia)e aveva avuto il periodo di massimo splendore alla fine del XIV secolo con i monaci cistercensi. Tuttavia era seguito un periodo di crisi e di abbandono. Olimpia volle il suo restauro. Furono innalzati due campanili per sostenere la struttura che slittava in avanti. Accanto alla chiesa c'era un grande magazzino che diventò il suo palazzo: fu innalzato fino a raggiungere l'altezza della chiesa , al suo interno furono creati ambienti pieni di affreschi, di camini e di soffitti pregiati. Fu costruita anche una scala a chiocciola percoribile anche con la carrozza.Importante è lo stemma del palazzo che unisce i simoli araldici  dei pamphili (colomba con ramoscello sormontata da tre gigli) a quelli dei Maidalchini (torre sormontata da tre stelle).
    Molto importante, decise il piano urbanistico: fu progettata la cinta muraria di forma ovale che ricorda piazza navona, tutt'intorno fu costruita una fila di scale a schiera. Lungo le mura si aprirono due porte: Montana (romana) e viterbese. Olimpia incoraggio gli insiediamenti e alle giovani famiglie che si stabilivano a San martino concedeva l'esenzione dal pagamento delle tasse i primi due anni di matrimonio. fece costruire anche due scuole. Per questo notevole progetto si affidò a grandi urbanistici: Borromini, de Rossi, Spada.
    Nel 1655 papa Innocenzo X morì e al suo posto saì Alessandro VII. Questi aprì subito un processo contro la donna che si ritirò a san martino alternandolo con le sue residenze a viterbo come il palazzo situati presso porta san pietro.
    Il processo fu presto dimenticato a causa della grave epidemia di peste che colpi anche viterbo causando oltre 2000 morti. Olimpia fu colpita dalla peste e morì nel settembre del 1957 abbandonata dai sudduti. Come aveva voluto fu sepolta nella chiesa di San martino.
    September 03

    la città fantasma

    Nella nostra provincia, nel 1649, avvenne un fatto storicamente singolare, Nella nostra provincia, nel 1649, avvenne un fatto storicamente singolare: un'intera città fu rasa al suolo per volere di papa Innocenzo X. Di questa splendida città rimangono pochi ruderi disseminati in una fitta vegetazione ed una pietosa croce con la scritta "QUI FU CASTRO". Si narra che tra le rovine fu gettato del sale affichè non vi crescesse più nulla Da allora le piante nascondono gelosamente i resti di eleganti edifici rinascimentali, ormai sassi circondati solo da ombra e silenzio. Per arrivare in questo luogo si deve raggiungere Ischia di Castro, proseguendo per Farnese si prende la strada per Manciano e dopo alcuni kilometri si gira a sinistra e si seguono le indicazioni per castro. Dal lago di Bolsena si trovano subito le indicazioni: ma alcune sono sbagliate. Per motivi di sicurezza l'intera zona è recintata. Castro sorgeva su un costone tufaceo tra il fiume Olpeta e il fosso del Filonica (a 12 km dall'odierna Farnese). In epoca preistorica già era abitata ma la prima civitlà importante che ospitò fu quella degli Statonia (etruschi). Nella vicina necropoli sono presenti molte sepolture fra cui la famosa Tomba della Biga. Nel medioevo il Castello di Castro fu dominato da una donnae questo singolare fatto gli lascio il nome di Castruum Felicitas (Castello di donna felicità). Il villaggio accrebbe diuventanto una città che comunque era sempre sotto il controllo del papa. nel 1527 una forte fazione si imposessa del potere a Castro e per scacciarla un gruppo di cittadini chiede organizza un colpo di stato e chiede la protezione di Pier Luigi Farnese che viene accolto a braccia aperte dai cittadini. Il papa ordina a Pierluigi di abbandonare Castro e ordina a Gian Galeazzo Farnese, signore di latera e cugino di Pier Luigi, di infliggere agli abitanti di castro una punizione esemplare. Il 28 dicembre dello stesso anno Gian Galeazzo organizza un saccheggio a Castro. Il cardinale Alessandro Farnese (padre di Pier Luigi)nel 1537 istituì il Ducato di Farnese e Ronciglione, che si estendeva dal lago di Bolsena al Tirreno, con Castro come capitale, come volontà dello stato pontificio. La città di Castro venne ricostruita al fine di diventare il simbolo della potenza e del prestigio dei Farnese. Castro si trasformò in una splendida perla rinascimentale. Durante il regno di Antonio Farnese iniziò il declino in quanto lo stesso riempì di debiti le casse vuote del ducato. Il figlio Ranuccio non fu migliore e invece di diminuire, i debiti aumentarono. Per pagare i debiti il duca Ranuccio ipotecò il ducato ed ottenne un prestito dal papa Urbano VIII. Ma poichè si rifiutò di restituirlo tra i due scoppiò un duro contrasto che portò alla prima guerra di Castro. Nel 1641 le forze pontificie avevano assediato il ducato ma la minaccia di un intervento congiunto a Venezia le costrinse a ritirarsi. Nel 1649 il vescovo di Castro venne assasinato da due killer: furono accusati due poveri contadini del delitto, mentre il duce di castro venne additato come mandante. In quel periodo papa Innocenzo X era morente e manovrato dalla famiglia Barberini e da Donna Olimpia Maidalchini (indiscussa padrona di Roma), nemici guurati della famiglia Farnese, dichiarò guerra a questa famiglia. In estate le truppe ducali furono sconfitte a Tuscania. A settembre Castro era sotto assedio e a dicembre la città fu costretta a cedere. Con accanimento inspiegabile il Papa, otto mesi dopo ordinò la totale distruzione di Castro:tutti gli edifici furono demoliti, anche la Chiesa peincipale. Due operai raccontano che nel tentativo di demolire una cappella, le loro braccia furono paralzzate da una forza esterna. In quella cappella c'erano tre dipinti che raffiguravano il S. crocefisso, la Madonna del Carmine e San Francesco. Dopo i picconi provarono con le mine, ma queste non riuscirono a scoppiare. Si gridò al miracolo e per mesi gli e abitanti di castro andavano presso la Cappella a pregare e a ricordare l'amaro destino della loro città. Il cardinale spinosa, per evitare i piani sovversivi, nel 1655 fece trasferire il dipinto nella sua casa romana. ma lì rimase solo per una notte. La Chiesa riconobbe miracolosi i fatti avvenuti e nel 1871 nella zona fu costruito un santuario. I tesori artistici di Castro furono messi all'asta o ceduti alle nobili famigie romane. Di alcuni si conosce il destino: le campane della cattedrale si trovano nella chiesa di Sant'Agnese a Roma, il simulacro di maria Immacolata del Duomo oggi si trova in una Chiesa ad Acquapendente. Chiesa ad Acquapendente. Sul colle di castro fu costruita una lapide marmorea con la celebre scritta "QUI FU CASTRO". Il ricordo della città si è conservato in alcuni comuni dell'ex ducato (montalto di castro, ischia di castro, Grotte di castro, Arlena di Castro) e in molti stemmi che ripoetano tre gigli, il simbolo di castro CASTRO PRIMA DI ESSERE DISTRUTTA: la città sorgeva su una collina circondata da un torrente: bisognava superare un ponte a due arcate. Il cuore della città era rappresentato da Piazza maggiore, al cuore centro si trovava una bellissima fontana su cui si affacciava il palazzo del duca. castro aveva 13 chiese: la principale era il duomo dedicato a San Savino, il protettore dell città che i cittadini festeggiavano con una giostra e con un palio con i cavalli. Del duomo è rimasta solo una lapide che attesta la sua consacrazione. Nella città c'era anche un ospedale molto importante e le mura. L'unica pecca della città era la scarsità d'acqua: per molto tempo i cittadini si servirono di una sorgente nei pressi di porta santa maria. Questa porta poi per motivi di sicurezza fu chiusa e prese il nome di porta murata. Pertanto fu costruito un pozzo, detto di santa Lucia.
    August 28

    Santa Rosa si ribella

    il 23 agosto una tromba d'aria  ha colpito la ci ttà di Viterbo provocando moltissimi danni in tutta la provincia. Ma il danno più grande è stato arrecato al simbolo di viterbo: la macchina di santa  Rosa, che come ogni anno avrebbe dovuto sfilare per le vie della città il 3 settembre.
    La festa di Santa Rosa è molto importante per i miei concittadini. Tuttavia ben pochi credo siano coloro che conoscono la vera essenza religiosa della festa. Pochi sanno chi era Santa Rosa e cosa fece nella sua breve vita. La maggior parte guarda il lato esterno della festa: la musica, le bancarelle, i fuochi...la maggior parte dei  viterbesi  vede il 3 settembre come il giorno della fine delle vacanze, in cui si rivedono gli amici, in cui ci si deve aggiornare sugli affari delle gente, in cui si deve criticare ogni persona che magari si distingue perchè non è come loro.  E' il giorno in  cui magari bisogna tirarsela perchè abbiamo un lontano parente che fa il facchino e che dona la sua vita per la santa, oppure perchè un nostro amico partecipa al corteo storico.
    Pochi sono la per la Santa, molti sono la per motivi superficiali.
    Ma la Santa si è ribellata a questo....
    L'intera macchina e l'impalcatura attorno ad essa si  è rovesciata sul campanile della Chiesa di San Sisto. Appena avvenuto il fatto la zona adiacente l'accaduto è stata completamente isolata, sia  per non mettere in pericolo nessuno sia per far svolgere al meglio il lavoro  dei mezzi di soccorso.
    Per fortuna sotto la macchina al momento del fatto non c'era nessuno, e per fortuna si è appoggiata sul campanile e non è caduta a terra. Questo secondo me è il vero miracolo....Questo è il segno che si è trattato solo di un avvertimento.... 
    Per motivi di sicurezza il traffico delle zone adicenti è stato bloccato e la circolazione deviata. L'area non è percorribile neanche a piedi.
    Il 26 agosto in tarda serata gli operai hanno smontato l'ultimo pezzo della macchina: il pezzo più difficile da estrarre è stata la fila di angeli  subito sopra la base .
    E' stata rapidamente costruita la nuova base e giovedì mattina inizieranno i lavori per ricostruira l'intera macchina.
    La macchina di santa rosa passerà, questo è  sicuro, dovrà decidersi ancora il luogo in cui verrà effettuata la mossa (partenza)....
    In  qualsiasi modo vedete questa vicenda una cosa è certa: l'evento ha spaventato i cittadini, e forse questo è stato l'unico modo in cui la giovane santa è riuscita a incentrare la nostra attenzione su di lei e non sui festeggiamenti.....
    April 12

    BOMBA A SANTA LUCIA

    PRESSO LA ZONA DI SANTA LUCIA E' STATO RITROVATO UN ORDIGNO BELLICO. E' TENUTO SOTTO CONTROLLO 24H SU 24.
    INTANTO AUMENTANO I VITERBICOLI CHE APPROFTTANDO DEL BEL TEMPO FANNO UNA PASSEGGIATA PER VEDERLO DA VICINO.
    E' UNA BOMBA MODULARE, CHE PESA CIRCA 20QUINTALI E CHE RISALE ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE E CHE E' STATA RITROVATA VICINO AL CENTRO COMMERCIALE DELLA ZONA.
    CON MOLTA PROBABILITA' LA DATA DEL DISINNESCO SARA' IL 22 APRILE, E VERRANNO EVACUATE CIRCA 20000 PERSONE NEL RAGGIO DI UN KM E MEZZO,RESIDENTI NELLA PRIMA E SETTIMA CIRCOSCRIZIONE.
    DA ROMA PER DISINNESCARE L'ORDIGNO ARRIVERANNO GLI ARTIFICIERI DEL SESTO REPARTO DI PIONERI.
    DI CHE CIRCOSCRIZIONE SIETE??? INFORMATEVI...
    March 19

    PER I VITERBICOLI

    CARI VITERBICOLI,
    SONO ANNI CHE SI PARLA DELLA PROSSIMA APERTURA A VITERBO DEL FAMOSO AEREOPORTO.
    LA SCADENZA ERA PER GIUGNO 2006 MA NATURALMENTE COME NOSTRO SOLITO QUESTA NON E' STATA RISPETTATA.
    NO E' QUESTO IL PUNTO...
    CIO' CHE MI DOMANDO E': A COSA CAZZO CI SERVE UN AEREOPORTO?
    SE DEVO INIZIARE A FARE UN ELENCO DELLE COSE CHE NELLA NOSTRA CITTA' NON CI SONO NON LO FINIREI MAI:
    POLICLINICO O UN OSPEDALE DECENTE
    CINEMA DECENTE
    AUTOSTRADA
    STAZIONE TRENI
    ALCUNE FACOLTA UNIVERSITARIE
    NEGOZI DI SCARPE
    BIBLIOTECA DECENTE
    COFFEE-LIBRERIA (SECONDO LA PU)
    AUDITORIUM
    L'ULTIMO DEI MIEI PROBLEMI E' L'AEREOPORTO DATO CHE A QUELLO C'E' SOLUZIONE.
    MA POI IO DICO QUEI POVERETTI CHE ARRIVANO A VT POI COME CAZZO FANNO AD ANDARE A ROMA E IN TUTTE LE ALTRE CITTA' SE NON ESISTE DA NOI UNA STAZIONE DECENTE E UN'AUTOSTRADA?
    QUINDI PRIMA DI PENSARE ALLE COSE IN GRANDE PENSIAMO ALLE "PICCOLE" COSE CHE CI MANCANO!!!
    VOI COSA NE PENSATE? LO VOLETE L'AEROPORTO? SA CHE CASINO SAREBBE???
    HO TRALASCIATO QUALCOSA DALLA LISTA??' FATEMI SAPERE CI CONTO
     
    March 18

    VILLA LANTE

    A chi non è della nostra città consiglio di andare a visitare Villa Lante a 4Km dal centro di Viterbo.

    E' una delle maggiori realizzazioni del 500 italiano al cui interno possiamo trovare la fontana dei Mori del Giambologna, le due palazzine del Gambara e Montalto, e uno spettacolare sistema di fontane e giochi d'acqua, e un bel parco boschivo.

    Villa Lante è composta da "Il Giardino All'Italiana" e dal Parco Boschivo, e occupa una superficie di 22 ettari.

    La straordinaria particolarità di Villa Lante è insita nella predominanza del giardino rispetto all'opera architettonica, infatti la residenza si sdoppia in due piccoli edifici gemelli (anche se costuiti in due tempi diversi), simmetrici rispetto all'asse centrale del giardino che domina l'intera composizione attraverso il percorso d'acqua.

    L'acqua nasce da un trionfo di geometrie disegnate da siepi sempreverdi e statue di peperino e segue un percorso che crea bacini e giochi d’acqua particolari.
    Da segnalare anche una tavola di peperino con un fresco ruscello che l’attraversa nel mezzo per tenere freschi frutta e verdura durante i pasti degli antichi proprietari.
    Il Giardino di Villa Lante è così un luogo incantato creato e voluto da un potente cardinale in nome della supremazia dell’uomo sulla natura. Chiusa in un rigoroso dedalo geometrico opera dell’architetto Jacopo Barozzi da Vignola,Villa lante fu costruita nella seconda metà del Cinquecento per volere del cardinale Gambara, a ridosso di un bosco già riserva di caccia.
    La Villa è attraversata longitudinalmente da un ruscello che sgorga in alto dalla roccia e segue il pendio del terreno, sfruttandone i dislivelli e raccordandoli con terrazze e fontane fino a placarsi nel quadrato della fontana dei Mori: è uno specchio d’acqua che eleganti balaustre suddividono in quattro bacini su cui galleggia una barca con un putto zampillante e al centro un triplice cerchio di vasche culminanti nel gruppo dei quattro mori che reggono lo stemma di Papa Sisto V.

    Fin dall’ingresso si abbraccia la vista dell’intero giardino.
    Le due palazzine simmetriche, a pianta quadrata sembrano non voler interrompere il flusso d’acqua, elemento naturale e vero protagonista della Villa, che scende con impeto anche se incanalato tra le fauci di un gambero in peperino simbolo del cardinale Gambara e raccolto nella Fontana dei Giganti raffigurazione dell’Arno e del Tevere.

    Una grossa quantità d’acqua defluisce e scende tumultuosa attraverso la Fontana della Catena, saltellando nell'inviluppo avvolto e concatenato delle chele di un gambero (emblema del Cardinale Gambara) come a costituire una catena d'acqua cristallina e sfociando nella Fontana dei Giganti, rappresentante i fiumi Tevere e Arno (ossia i buoni rapporti tra il papato di Roma e la famiglia Medici di Firenze) è l'età della ragione (o di Giove), in cui l'uomo è chiamato a lottare con le sue forze per dominare la natura per poi calmarsi nella Fontana della Tavola (o Tavola del Cardinale) come a costituire, per un raffinato gioco di forme e trasparenze, una tavola con tovaglia cristallina. L’acqua riprende poi la sua corsa e va a zampillare nella Fontana dei Lumini, come a formare tante fiammelle di candele argentate.

    Nel progetto era prevista la costruzione delle due ville, ma solo una fu fatta costruire, nel 1566, dal card. Gambara. All'interno conserva meravigliosi soffitti a cassettoni, stucchi ed affreschi pregiati, alcuni raffiguranti Villa D'Este, il Palazzo Farnese di Caprarola, il Palazzo di Capodimonte e Villa Lante come era all'origine. L'altra villa, chiamata Palazzina Montalto, per il nome del cardinale che la fece costruire, venne terminata nel 1590 con affreschi di vari autori ed un importante soffitto a cassettoni decorato.
    Il cardinale Giovan Francesco Gambara, discendente da una nobile famiglia bresciana, grazie alla protezione dei Farnese (la madre era la vedova di Ranuccio Farnese), ottenne il titolo di Vescovo di Bagnaia nel 1566 ma prese possesso solo nel 1568 e immediatamente progettò la realizzazione della sua Villa Lante a Bagnaia richiedendo ai Farnese il servizio del loro architetto Vignola. Già nel 1573 il cardinale poteva risiedervi ma i lavori proseguirono fino al 1578 (come ricorda la data apposta su di un fregio del casino detto Palazzina Gambara), data della visita di Gregorio XIII.
    L’architettura dei casini costruiti simmetricamente sul clivio alla fine di un terrazzamento all’interno di Villa Lante risulta assai più elegante e semplice rispetto alle coeve villa d’Este e palazzo Farnese di Caprarola e risente del modello bramantesco del Belvedere da cui Vignola trasse evidentemente diretta ispirazione riprendendo dalla precedente esperienza di Caprarola alcuni elementi del Casino del Barco ma lasciando assai più spazio al giardino che a Bagnaia svolge il ruolo di protagonista.
    La decorazione interna venne terminata in tempo per la visita di Gregorio XIII nel 1578, il programma e la direzione dei lavori è attribuita a Raffaellino da Reggio, già presente nel palazzo Farnese di Caprarola. Questa dipendenza del cardinal Gambara dalla ben più potente famiglia Farnese è sottolineata da tutta la realizzazione della sua residenza di Bagnaia e ritorna espressa sulle pareti della loggia del primo piano ove sono rappresentati paesaggi di Caprarola con il palazzo Farnese e la villa del Barco insieme ad una veduta di villa d’Este e di Villa Lante a Bagnaia. Tematicamente legate a questa celebrazione delle famiglie Farnese, Este e Gambara sono anche le pitture della volta che rappresentano la nascita di quattro costellazioni secondo la Poetica astronomica di Igino e in relazione alle tre sopracitate famiglie: sopra la veduta di Villa d’Este Ercole e il dragone nel giardino delle Esperidi raffigura la nascita della costellazione del serpente; sopra palazzo Farnese a Caprarola Orione e lo scorpione sono entrambi legati a una costellazione; sopra il Barco Giove sconfigge i giganti accompagnato dall’aquila (una impresa dei Farnese era costituita dal fulmine con cui Giove uccise i Giganti); infine sopra Villa Lante Ercole uccide l’Idra e con essa un granchio giunto in aiuto del mostro (in riferimento alla costellazione del cancro ma anche al gambero, simbolo del cardinale).
    Nell’insieme dunque la decorazione interna della loggia di Bagnaia sembra essere interamente improntata ai precedenti modelli del salotto di Villa d’Este e della sala di Ercole a Caprarola, ma l’esterno differisce per un maggior ordine spaziale che fa perno su un asse centrale sottolineato da una cordonata da cui scende l’acqua, da un tavolo marmoreo e infine dalla fontana con grande vasca posta al centro del primo terrazzamento ed ideata secondo modelli antichi come una sorta di laghetto con isola centrale.